È molto comune durante il percorso di crescita di un bambino che questo viva una fase di rifiuto della pappa e che non voglia mangiare. Come comportarsi in questi casi?

Una volta constatato con il pediatra che non sussistono difficoltà nella crescita del bambino o allergie e intolleranze che causano il rifiuto, è opportuno ricordarsi di evitare allarmismi. L’organismo del bebè, infatti, è perfettamente in grado di autoregolarsi e quando il neonato non mangia non dipende quasi mai da un vero problema.

In particolare, il passaggio dal latte materno allo svezzamento è il periodo più ricco di preoccupazioni e ansia per la mamma, perché è proprio in questo momento che il neonato si dimostra inappetente, più che in altre fasi della crescita.

Ma procediamo per gradi.

Ci sono vari momenti dello sviluppo del bambino in cui i genitori si possono trovare ad affrontare un rifiuto del bambino.

  • Nei primi giorni di vita (8-10 giorni), il neonato si trova ad affrontare una situazione ambientale completamente diversa da quella in cui si trovava fino al momento del parto, che si manifesta in una scarsa inappetenza e in sonno prolungato. L’organismo può richiedere alcuni giorni per regolarsi alle nuove condizioni.
  • Durante lo svezzamento (tra i 6 e i 12 mesi), il bambino si deve abituare a nuovi sapori e nuove consistenze ed è facile che all’inizio si rifiuti di mangiare. L’importante in questa fase è non cercare di forzare il neonato, ma lasciarlo pasticciare e fare la conoscenza degli alimenti. Piano piano sarà lui stesso a comprendere il suo stato e a capire se ha fame.
  • Se il bambino si rifiuta di mangiare un alimento, non forzatelo, lasciate che scopra da solo i gusti diversi. Cercate però di riproporre quello stesso ingrediente nei pasti successivi. A volte il rifiuto può essere dovuto anche a una situazione momentanea. Ingaggiare una battaglia per fargli mangiare qualcosa è in assoluto uno dei comportamenti più errati da assumere. Nessun alimento è indispensabile: se il neonato non mangia carne, possiamo sostituirla con altri cibi ricchi di proteine come uova o formaggi. La cosa più importante è proporgli alimenti sostitutivi sani, equilibrati e che mangia volentieri.
  • A tavola tutti insieme. Fin dai primi mesi di vita del bambino i genitori dovrebbero cercare di condividere con il piccolo il momento del pasto. Mettersi a tavola tutti insieme lo aiuta a vivere più serenamente i pasti e a sviluppare un rapporto migliore con il cibo.
  • Il bambino è capace di regolarsi da solo. Come già accennato in precedenza, i genitori non devono forzare il neonato che non mangia, perché il suo organismo già sa qual è la quantità giusta di cibo per la sua crescita. Ogni bambino infatti è un mondo a sé, ha i suoi ritmi e suoi tempi e la sua costituzione, lasciate da parte le vostre aspettative e cercate di seguire di più le esigenze del bambino.