La febbre nel neonato è uno dei sintomi più comuni di infezione, ma è anche uno dei motivi di maggiore ansia per i genitori, soprattutto se si tratta del primo figlio e se ha pochi mesi di vita. L’importante in questi casi è non farsi prendere dal panico, in quanto la febbre è una reazione positiva di difesa da parte dell’organismo all’infezione e pertanto, non deve spaventare. È necessario cercare di capire se effettivamente il bambino ha la febbre e, se è elevata, cosa fare per farla scendere.

 

I primi segnali ai quali prestare attenzione

I sintomi che il neonato può manifestare in presenza di febbre sono:

  • Inappetenza
  • Lacrimazione
  • Carnagione pallida
  • Occhi arrossati
  • Scarsa reattività agli stimoli
  • Difficoltà a svegliarsi dopo la nanna
  • Tachicardia (battito cardiaco accelerato)
  • Aumento della temperatura corporea
  • Scarsa idratazione. Ci sono vari elementi da controllare per capire se il bambino è disidratato: è possibile ispezionare il pannolino (se le tracce di urina sono scarse è molto probabile che si sia in presenza di disidratazione). Inoltre è necessario controllare lo stato delle mucose di occhi e bocca, e il peso corporeo.

Come si misura la febbre

Nel sospetto di febbre, è necessario misurare la temperatura corporea. Si definisce febbre un aumento della temperatura corporea rispetto ai valori normali compresi tra 36,5° e 37,5°C.

Esistono diversi tipi di termometro per la misurazione:

  • Termometro a mercurio (ascellare, orale o rettale), attualmente banditi dal commercio per la tossicità del metallo.
  • Termometro elettronico (ascellare, orale o rettale): un sensore trasmette le variazioni di temperatura a un microcircuito e queste vengono poi registrate su un display a cristalli liquidi. Molto affidabile e di facile utilizzo.
  • Termometro a infrarossi (frontale o timpanico): capta gli infrarossi emessi dal canale auricolare (ma ci si deve assicurare che nell’inserimento il canale auricolare sia sigillato perfettamente, non ci sia cerume o infiammazione) o dalla fronte (per contatto diretto o a distanza con puntatore).

La temperatura rettale è la più affidabile, ma è considerata una manovra invasiva e può provocare disagio nel bambino e pertanto sarebbe da evitare soprattutto nel neonato. La misurazione orale è da evitare nei bambini mentre quella con termometro ad infrarossi è maggiormente soggetta ad errori operatore-correlati. Pertanto, per tutti i bambini viene oggi raccomandato l’utilizzo di un termometro elettronico in sede ascellare.

A seconda della zona nella quale viene misurata la febbre, la temperatura può oscillare di qualche centesimo di grado. Ad esempio, se misurata per via rettale, la temperatura risulterà più alta di 0.5° C, quindi dopo la misurazione i genitori dovranno ricordarsi di scalare mezzo grado per ottenere la temperatura effettiva.

Rimedi per far scendere la febbre

Quando il neonato presenta la febbre è sempre bene chiamare immediatamente il pediatra e far visitare il bambino quanto prima. Se il bambino è molto piccolo (età inferiore a 28 giorni) è sempre indicato il ricovero per l’elevato rischio di patologia grave.

Nei casi di febbre superiore a 38°-38,5°C può essere necessario somministrare dei medicinali antipiretici. Gli unici farmaci idonei per i bambini sono quelli a base di paracetamolo, che abbassano la temperatura corporea favorendo la dispersione di colare, o di ibuprofene che, oltre ad abbassare la temperatura, esercita un effetto antiinfiammatorio, alleviando eventuali situazioni di mal di gola, mal di testa e raffreddore. È importante ricordare che prima di utilizzare qualsiasi farmaco è necessario ascoltare il parere del proprio pediatra circa la giusta dose da somministrare, che deve essere calcolata in base al peso corporeo. La via di somministrazione orale è da preferire.

Oltre ai farmaci, possono rivelarsi utili anche impacchi di acqua fresca (non ghiacciata) da applicare sulla fronte, sulle tempie, sui polsi e sulle caviglie, tenere il bambino scoperto per evitare che trattenga calore e fargli bere molti liquidi, in modo che il neonato non si disidrati.

Se dopo 2-3 giorni la febbre persiste o il bambino ha altri sintomi come tosse, difficoltà respiratorie, scariche di diarrea, potrebbe essere il caso di intervenire sulla malattia non più solo sul sintomo febbre.

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