Negli ultimi anni si è diffusa una nuova corrente di pensiero relativa allo svezzamento per i bambini. Stiamo parlando dell’autosvezzamento.

Con questo termine viene generalmente indicata l’alimentazione complementare a richiesta, un nuovo approccio all’alimentazione del bambino nel delicato passaggio ai cibi solidi. Un graduale cambiamento dalla dieta di solo latte al cibo di mamma e papà, nel rispetto dei suoi gusti e della sua sazietà.

Autosvezzamento, però, è inteso anche come modello alimentare per tutta la famiglia. Il principio cardine di questo sistema, infatti, è presentare il cibo come momento di armonia e convivialità famigliare – si mangia a tavola tutti assieme gli stessi cibi – per far sviluppare nel bambino un rapporto sano col cibo.

Le regole dello svezzamento tradizionale sono abbandonate. Nessun calendario prestabilito o tipo di cucina da evitare. Secondo questo nuovo modello, infatti, più saranno i sapori provati, più si contribuirà a sviluppare nel bambino un senso del gusto completo. Il bimbo dovrà essere libero di mangiare il suo pasto – sminuzzato accuratamente! – con le mani e di portarselo alla bocca da solo.

Non dimentichiamo, però, il parere degli esperti. È sempre importante chiedere consiglio al proprio pediatra su quando portare a tavola certi tipi di alimenti e supervisionare sempre il piccolo mentre mangia, aiutandolo e imboccandolo, se fosse necessario o se al bambino piacesse. Infine, l’autosvezzamento suggerisce ai genitori di assecondare il senso di sazietà del bimbo, senza sforzarlo nel caso in cui non volesse mangiare.

Veniamo ora a vantaggi e svantaggi. I pro del metodo sono di facile intuizione: un’alimentazione più sana per tutta la famiglia, la strutturazione di un rapporto sano col cibo e uno stimolo per il bambino ad avere fiducia in se stesso.

Tra i contro ci sono le incertezze di alcuni pediatri nell’offrire indiscriminatamente al piccolo alimenti ritenuti finora potenzialmente allergizzanti. Per questo, come detto sopra, è sempre comunque meglio chiedere al proprio pediatra.

Da quando è possibile cominciare? L’Organizzazione Mondiale della Sanità consiglia di aspettare almeno fino al sesto mese compiuto prima di iniziare qualsiasi tipo di svezzamento. Da dopo questa età, sarà il bimbo stesso, secondo i suoi tempi, a far capire ai genitori quando è pronto per assaggiare altro oltre al latte. Questi i segnali più importanti per capirlo:

  • Riesce a stare seduto sul seggiolone con la testa dritta da solo
  • Sa afferrare pezzettini di cibo con le mani
  • Non ha più il riflesso di estrusione, ovvero tirare fuori la lingua quando sono stimolate le labbra (il movimento che gli permetteva di poppare)

Una volta notati i segnali si può cominciare a coinvolgere il piccolo nei pasti dei genitori, sempre dopo aver consultato il proprio pediatra.