Il parto in acqua è una pratica ancora non molto diffusa in Italia, ma che può portare enormi benefici sia alla mamma che al nascituro.

È bene però chiarire fin da subito che non tutte le partorienti possono aspirare a tale modalità di parto. Ci sono dei requisiti che devono essere rispettati: la gravidanza deve essere fisiologica, non a rischio, non gemellare e a termine (37-41 settimane). Il bambino deve avere la giusta posizione cefalica, cioè non trasversa o podalica. La mamma deve risultare negativa a tutti i test sierologici e non devono essere in corso infezioni cutanee o febbre. Infine, il travaglio deve essere ben avviato.

I benefici dell’immersione fino al seno sono da subito evidenti. In acqua la donna è più libera di muoversi adottando istintivamente la posizione che le è più congeniale per ogni fase del travaglio e del parto. La spinta idrostatica riduce il peso del corpo favorendo le contrazioni e la circolazione sanguinea, migliorando l’ossigenazione dei muscoli. Inoltre, il contatto con l’acqua aiuta la partoriente a rilassarsi e a incrementare la produzione di endorfine, con una conseguente riduzione della sofferenza per mamma e piccino. È infatti dimostrato che nei parti in acqua diminuiscono notevolmente le richieste di anestesia epidurale o spinale. L’acqua ammorbidisce anche i tessuti e aiuta il perineo a diventare più elastico, riducendo il rischio di lacerazioni o la necessità di ricorrere all’episiotomia. Infine, l’immersione dona alla mamma un senso di privacy e sicurezza: la donna si sente maggiormente padrona della situazione e affronta con più concentrazione e calma il momento.

Tutto questo porta anche a una riduzione dei tempi del travaglio e un maggiore benessere generale per il bambino. La nascita è infatti resa anche meno traumatica da un immediato contatto con un ambiente simile a quello a cui il sacco amniotico lo aveva abituato.

Dagli studi portati avanti in questi anni non emerge un aumento del rischio di complicazioni e, se sussistono i requisiti sopra citati, non ci sono controindicazioni.

La donna è libera di uscire dalla vasca e rientrare tutte le volte che lo desidera e di optare in qualsiasi momento, anche durante il travaglio, per un parto tradizionale.

Nelle vasche sono sempre assicurati alti standard igienici e il papà ha la possibilità di entrare in acqua con la compagna, se anche questa lo desidera.

Si raccomanda comunque di parlare della possibilità del parto in acqua con il proprio medico e di trovare la struttura più adatta alle proprie esigenze.